Cà Du Ferrà

Foto e testi di proprietà della cantina Cà Du Ferrà.

Cà du Ferrà

nasce dall’amore di Davide Zoppi per la propria terra e dalla passione condivisa con suo marito, Giuseppe Luciano Aieta. Insieme hanno deciso di riscrivere la storia dei vigneti terrazzati di Bonassola, recuperando antichi filari e trasformandoli in un progetto vitivinicolo che parla di coraggio, dedizione e di una Liguria contemporanea che sa mantenere viva la propria identità. Ogni bottiglia è il risultato di un lavoro fatto a mano, di scelte precise e di una visione chiara: far vivere in ogni sorso la luce, il vento e il mare della Riviera di Levante.

La filosofia

di Cà du Ferrà è semplice: custodire la memoria del passato, rispettare la terra, onorare il lavoro quotidiano. Davide e suo marito Giuseppe sono la voce di questo luogo: trasformano il gesto agricolo in racconto, l’attesa in maturità, la passione in vino.

Fiore all’occhiello di Cà du Ferrà è il recupero dei vitigni rari e antichi, che si colloca nel solco del ritorno al passato e del rispetto di un luogo com’era in origine.Per riaccordarsi alle originarie colture viticole, l’azienda, nei terreni di Bonassola, punta a riportare alla luce varietà come il Ruzzese, il Rossese Bianco, il Picabon e l’Albarola Kihlgren, presenti fin dall’antichità nelle Cinque Terre e nella Riviera Ligure di Levante e in parte dimenticati nel corso della storia recente.L’opera di reimpianto di Cà du Ferrà comincia dal Ruzzese, all’interno del progetto dimostrativo titolato “Il recupero della biodiversità attraverso il reimpianto del vitigno Ruzzese” sostenuto da Coldiretti La Spezia, Regione Liguria, CNR di Torino e Slow Food.A riprendere vita non sarà solo un vitigno dimenticato che, reimpiantato a Bonassola in località San Giorgio, ha ridato i suoi frutti, ma anche tradizioni e storie centenarie.Non tutti sanno, infatti, che il Ruzzese è l’antesignano dello Sciacchetrà, il vino passito identificativo delle Cinque Terre, ottenuto oggi da uve Bosco, Albarola e Vermentino. E che, invece, Cà du Ferrà ripropone secondo la tradizione di una volta, producendolo dall’uva a bacca bianca del Ruzzese.

Infine,

un aneddoto che lega questo antico vitigno a Papa Paolo III Farnese il quale, nella seconda metà del Cinquecento, “Soleva intingere i fichi mondati e inzuccherati nell’amabile Ruzzese”, come narra il suo stesso bottigliere Sante Lancerio, inesauribile ricercatore di vini d’eccezione da offrire al al banchetto papale.

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